~ Ragazza di provincia
Un corvo controllava il cielo ormai cupo e grigio topo,
governava l'infinito e sovrastava quel piccolo quartiere in periferia,
passanti e turisti,vecchietti e bambini.
Passi veloci e continuati -a volte trascinati-
si sentivano sul asfalto color pece,
e quei pesanti stivali si muovevano avanti,sempre più avanti.
Avevano alle spalle pochi anni,ma molti segni facevano credere il contrario,
graffi e scritte conquistavano la maggior parte della pelle nera e sotto la suola c'erano dei chiodi,anch'essi neri,che facevano presagire all'aggressività della ragazza che l'indossava.
Di piccola statura,occhi castani,capelli mossi di colore quasi nero,
insomma nulla di che all'apparenza.
Lo sguardo basso,fisso sull'asfalto che scorreva sotto ai suoi occhi,bagnati dalla pioggia e probabilmente anche da qualche lacrima lasciata sfuggire.
Un viso dolce,fine,sottile che veniva marcato e quasi violato da colori scuri,forti;
il rossetto color fuoco segnato sulle labbra sottili e gli occhi colorati di nero che ai lati si assottigliava lasciando delle decorazioni orientali.
Era un complesso fra dolcezza ed armonia amalgamati con il più totale caos e contrasto.
I vestiti corvini coprivano ogni angolo del suo corpo,nemmeno le mani longilinee e caucasiche si mostravano sotto agli occhi indiscreti dei passanti.
Era leggiadra e vorace,
camminava rapidamente,
quanto bastava per farsi raggiungere dalla sfortuna.
Sputava veleno ma nonostante ciò riusciva a soddisfare ogni più comune desiderio umano.
Era lussuriosa e maliziosa ma provava nell'essere squallida un grande conforto perchè sapeva che un giorno sarebbe arrivata al suo tanto atteso traguardo.
Trovava anche in un sasso l'amicizia,
perchè sapeva che nessuno sarebbe mai riuscita a capirla se non un essere inanimato privo di significato e senso della vita.
Calpestava i sentimenti altrui per sentirsi importante ed unica,
non amava essere al centro dell'attenzione ma lo era sempre inconsapevolmente.
Era parecchio vanitosa e sapeva che quella era la dose fondamentale per andare avanti,
aveva l'autostima barcollante tra lo zero ed il cento e non di certo grazie ai suoi uomini riusciva ad elevarla oltre quelle cifre.
Quel velo di tristezza che la dominava non era importante,
insomma.
Era una ragazza acida,capricciosa,
strafottente,lunatica,
allucinogena,nevrotica,
era assolutamente impossibile da capire;
proprio per questo era una specie di calamita.
Adorava essere odiata e rendeva isterica la gente,
ma se le veniva fatta una cosa simile nessuno sarebbe sopravvissuto.
Il corpo diafano vagava ancora,
camminava avanti,
volto basso,
le goccioline nei capelli
e tanto rancore da lasciare alle spalle.
Era una fra le tante eppure era sempre lei quella che veniva notata.
Era un ritratto tipico di una ragazza tipica,di una cittadina tipica di uno stato tipico come l'Italia.
Era una ragazza di provincia,
banale,scontata,prevedibile.
Ma il passato non lo riusciva a dimenticare
e a volte scappare dal presente e da un futuro poco convincente le sembrava l'unica soluzione.
Scappava.
E quell'immagine tipica che la gente si faceva di lei si sgretolava ad ogni suo passo,
lei era nata per sfatare credenze e miti e per innovare,
lei non era una delle tante,
lei era l'unica.
Edited by •__Porcelain Doll - 20/6/2008, 18:36« Allora, se tu avessi un colpo,
l’opportunità di avere tutto quello
che hai sempre voluto, un momento
lo cattureresti al volo o
lo lasceresti scivolare via? »
(Eminem - Lose yourself)