| » E' per il tuo bene Prologo."Mi hanno sempre detto che la malattia fosse difficile, ma non pensavo potesse arrivare a mangiarmi l'anima intera. Mi hanno sempre detto che mangiare fosse per il mio bene, eppure allora lo ritenevo il mio incubo peggiore."Shot 1
"Sapevo meglio di chiunque altro di avere qualche problema,insomma non ero completamente normale. Vedevo in ogni cosa la morte,forse tutto era dovuto alla mia costante solitudine a scuola,o forse le litigate. Ma io stavo male. Sapevo fin dall'inizio che la mia situazione si sarebbe aggravata,sapevo bene di non essere capita e compresa da nessuno,per questo tendevo sempre di meno la mia mano per farmi aiutare ed agganciarmi in qualche modo. Sapevo bene di sbagliare così facendo,ma sapevo anche che non sarei riuscita a fare in altro modo. Sapevo troppe cose e questa mia perenne coscienza della situazione pian piano si sgretolava insieme alla mia poca consapevolezza di vivere. Stavo morendo"
Scriveva la sua storia, riga per riga, delineando perfettamente il tratto di quella Bic nera con l'inchiostro di pensieri che circolava senza scopo alcuno nella sua mente. Tentava di parlare a qualcuno che forse non l'avrebbe mai né sentita né ascoltata, ma nonostante tutto sperava in una salvezza. Il silenzio di quella camera era morto e le poche ombre che quella lampadina gialla riflettevano erano alquanto piccole. Beh,lei aveva solo 11 anni. Stava per iniziare la scuola media, ma l'estate felice ed allegra ed eccitante che lei desiderava si stava trasformando sotto ai suoi occhi,senza che lei potesse minimamente reagire. Aveva solo 11 anni in fondo, l'unica cosa che poteva fare era piangere e magari nascondere i suoi scheletri in un armadio più sicuro. Ed invece..Scriveva. Memorie di cui nessuno importava,memorie per soffrire,memorie per piangere,memorie per riflettere. L'incessante ticchettio della sfera della penna che batteva sul foglio,in modo perfettamente regolare era,talvolta, anche fastidioso per lei stessa. Posò la penna, respirò profondamente e rilesse le prime righe, che le provocarono un lungo magone e lacrime. Singhiozzò allo sfinimento ed infine decise di liberare ogni pensiero piangendo. Permise alle lacrime di rigarle il viso,solleticandole le guance fino a scendere sul mento. Ecco che la porta al piano di sotto sbatté e la voce di sua madre si fece squillante nelle sue orecchie. Era ora di cena. Respirò profondamente e fece ogni passo verso la cucina sempre più piano perchè sapeva bene che la cena avrebbe significato dolore.
"Sapevo bene di avere un problema col cibo,non riuscivo ad ingerire nulla aldifuori che acqua,avevo spasmi improvvisi ed urti di vomito. Ma avevo appetito e già mi precludevo di degustare il mio pasto,ma qualcosa in me non andava e tutto ciò che ingerivo veniva rifiutato dal mio corpo. Fisicamente però stavo bene,il mio problema stava nella mente. La psicologia e la mia mente si stavano ribellando e ,sempre attraverso me, avevano azionato una letale trappola. Ogni giorno diventava sempre più difficile: le urla a cena,le litigate coi genitori,le accuse ed infine i lunghi ed incessanti pianti nel cuscino che venivano soffocati sempre più violentemente. Il tutto diventava insopportabile,sia fisicamente che mentalmente. Mi sentivo debole,il mio corpo stava cedendo,mi vedevo sempre più scheletrica e pallida ogni giorno e sapevo bene di non poter fare nulla,io non potevo gestire la reazione del mio stesso corpo. E mia madre ogni giorno mi accusava di essere capricciosa, si lamentava con mio padre ed imprecava, a volte m'imboccava pur di farmi ingerire qualsiasi cosa. Ma vedeva bene che era impossibile per me accettare quelle sostanze infatti ogni volta finita la cena o il pranzo andavo in bagno a vomitare e lei non faceva altro che guardarmi e tenermi i capelli legati per non sporcarmi. Pensava che lo facessi apposta,lei credeva di avere una figlia così capricciosa."
Sul tavolo erano già pronti i piatti,tutti attendevano solo lei. Si sentì subito mancare ma nonostante il suo grande disagio si accomodò a tavola. Nel piatto c'era della pasta e da parte una crescenza. Ci sarebbe riuscita. Prese una forchetta e sentì gli occhi di sua madre sul collo,ci sperava. Deglutì ma subito dopo corse al lavandino e immediatamente,quasi in automatico,ributtò tutto. Sua madre la schiaffeggiò,le imprecò di mangiare. Suo padre urlava alla moglie di stare calma,di farla arrangiare. Se voleva davvero mangiare,lo avrebbe fatto senza problemi. Invece lei pianse e per l'ennesima sera diede fuori di sé, urlò con tutta la voce che le era rimasta per dire che lei voleva mangiare ma non ci riusciva. Era ridicolo ma d'altronde.. Si asciugò le lacrime e si chiuse i genitori alle spalle,sbatté la porta con forza e faticosamente salì le scale. Andava a spanne perchè aveva ancora gli occhi offuscati dalle lacrime e le mancava forza. Arrivò in camera e riprese in mano il suo blocchetto,ricominciò a scrivere. Era consapevole del fatto che di lì a poco sarebbe finita male, non poteva andare avanti così. O moriva per quella strana malattia o qualcuno dei suoi l'avrebbe uccisa per la disperazione nel non vederla mangiare. Si decise a dimenticare quel giorno, ma sapeva benissimo che il giorno dopo sarebbe stato tutto esattamente uguale. Tanto valeva quindi vivere. Edited by •__Porcelain Doll - 24/5/2008, 22:36« Allora, se tu avessi un colpo, l’opportunità di avere tutto quello che hai sempre voluto, un momento lo cattureresti al volo o lo lasceresti scivolare via? » (Eminem - Lose yourself)
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